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Le valli di Fimon

Il Lago di Fimon rappresenta ciò che rimane di un più esteso bacino lacustre di origine pleistocenica, che occupava oltre all’attuale valle del Lago, le depressioni vallive della Ferrara, della Fontega e della val de Marca (sotto il paese di Lapio).

I depositi alluvionali portati dai corsi d’acqua

montani alla pianura  costituirono uno sbarramento all’imbocco del complesso  vallivo, impedendo il deflusso delle acque piovane e di ruscellamento provenienti dai pendii collinari, e dalle sorgenti carsiche alla base dei colli, portando alla formazione del complesso lacustre.

 

foto lago di fimonIl lago è per sua natura un ambiente a bassa energia idrodinamica; ciò permette un lento accumulo sul fondo di sedimenti fini, con la formazione di strati di limo. Questi strati limosi sono presenti sul fondo delle valli di Fimon, costituendo un deposito di notevole estensione.

Il progressivo ritiro delle acque lasciò in seguito vaste aree coperte da acque stagnanti e ricche di vegetazione lacustre con formazione di torbiere. Il definitivo ritiro delle acque portò infine alla scomparsa delle torbiere e al loro seppellimento per effetto dell’accumulo di materiali erosi dai rilievi collinari circostanti.

Questo ambiente ha creato le condizioni favorevoli al popolamento delle valli in epoca preistorica e protostorica.

Alla metà dell’800 le ricerche archeologiche furono inaugurate da P.Lioy, che individuò nelle località “Pascolone” e “Ponte di Legno” (o “Ponte della Debba”) tracce di strutture abitative, consistenti in pali conficcati nel limo lacustre e fecero ipotizzare allo studioso trattarsi di un complesso palafitticolo. Anche le attività di estrazione della torba presso il piccolo bacino della Fontega (prosciugato allo scopo), pur comportando la perdita di preziose informazioni paleo ambientali, comportarono la messa in luce di strutture abitative descritte dallo studioso Luigi Meschinelli, nonchè di una notevole quantità di manufatti, tra cui cinque trappole a battenti, andate distrutte nel corso della seconda guerra mondiale.

Nel corso del ‘900 le ricerche di Gastone Trevisiol nell’area di Molino Casarotto (località “Persegaro”) permisero di rinvenire un insediamento neolitico, scavato e studiato negli anni ’70 dai professori Broglio, Barfield e Bagolini. Sono state identificate 3 distinte aree abitative, con tracce di capanne, strutture di focolari, accumuli di resti di pasto, attestanti un’economia basata sulla raccolta di vegetali, sulla pesca e sulla caccia, strumenti di pietra e manufatti ceramici attribuibili alla cultura dei vasi a bocca quadrata.

Le datazioni radiometriche attribuiscono all’insediamento un’età compresa tra i 5.750 e i 5200 anni dal presente.

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Donata Fiorentin