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Studi archeologici sul vicentino

In questa sezione raccogliamo estratti di tesi di laurea e studi scientifici



Nuovi contributi allo studio dell’antica frequentazione umana dell’Altopiano dei Sette Comuni (VI), nella zona compresa tra la Val Sparavieri e la Val Renzola, ad ovest di Cima XII


Il lavoro svolto in questa tesi di laurea costituisce in un’analisi dettagliata, finalizzata a fornire un’attribuzione cronologica ai reperti ritrovati dal Gruppo Archeologico Alto Vicentino. Si tratta di una ventina di siti, più o meno ricchi, individuati nel corso di circa sette anni di indagini (anni 2001-2007), in un’area ben precisa.
I criteri seguiti per la delimitazione di tale area sono essenzialmente geografici e giuridico - amministrativi. A Nord si è considerato come limite il confine tra le due Province che separa l’Altopiano vicentino dalle sottostanti valli trentine, Val di Sella e Valsugana. Ad Est, la Val Renzola divide l’area indagata dal massiccio del Portule e dai più distanti Campo Gallina e Campo Casara, a sud di Cima XII. Come termine meridionale, non si poteva non scegliere la parte iniziale della Val d’Assa, e come limite Ovest, dettato anch’esso dal confine provinciale, si è scelta la Valle Sparavieri.

Panoramica di Campo Manderiolo

Introduzione

L’Altopiano dei Sette Comuni è il primo altopiano che s’innalza, a ridosso della Pianura Padana, nella parte meridionale della catena alpina, venendo a costituire una parte consistente delle Prealpi Vicentine. Dalla sua sommità, lo sguardo può spaziare verso la pianura veneta, le Piccole Dolomiti, le Alpi trentine e lombarde e il monte Grappa.
Per la sua particolare posizione geografica e per la ricchezza in risorse ambientali, specialmente silicee, l’Altopiano, sin dal passato, è stato oggetto di un’intesa frequentazione da parte dell’uomo.
Da una panoramica sullo stato attuale delle conoscenze si constata, tuttavia, una discontinuità nella frequentazione dell’altopiano. Mancano, infatti, testimonianze della fase iniziale del Paleolitico superiore e di quella recente del Mesolitico. Inoltre, il Neolitico e le prime fasi delle età dei metalli non sono documentati sull’altopiano, ma solamente ai suoi margini. Dal Bronzo medio in poi, sembra che il territorio altopianese abbia offerto nuovi motivi di interesse, tanto da determinare la presenza di abitati stabili, come quelli del Bostel di Rotzo e del monte Cornion di Lusiana.

Ritrovamenti

pozza d’alpeggioLa maggior parte dei ritrovamenti consiste in concentrazioni più o meno dense ed estese di manufatti litici, a cui si associano, in alcuni casi, altre tipologie di reperti, quali frammenti ceramici o elementi in metallo. Per quanto riguarda i manufatti litici, la materia prima maggiormente utilizzata per il débitage è la selce, che nella quasi totalità dei casi, risulta attribuibile alla formazione del Biancone.
L’area più importante dal punto di vista dell’entità dei ritrovamenti è, sicuramente, la zona di Larici. La consistenza dei reperti, unita alle caratteristiche ambientali dell’area (esposizione a sud-est, presenza di numerose pozze d’alpeggio, pianori dominanti il territorio circostante…), fanno ipotizzare che alcuni dei siti più ricchi qui individuati, potessero costituire delle piccole zone insediative.
In totale sono stati individuati 20 siti, suddivisi in base a quattro aree: Larici (n.7), Manazzo (n.7), Dosso (n.1) e Campo Manderiolo (n.5).

Analisi cronologica - culturale

Per quanto riguarda l’attribuzione culturale, a Larici si possono prospettare frequentazioni riferibili ad un arco cronologico molto ampio: dalle fasi finali dell’Epigravettiano - Mesolitico antico, Mesolitico recente - Neolitico antico e Tardo Neolitico - Età del Rame.
Nell’area di Manazzo, l’unico ritrovamento effettuato che possa considerarsi come un vero e proprio sito è quello ubicato in Val Formica, il quale ha restituito un certo numero di manufatti. Alcuni elementi farebbero ipotizzare una generica attribuzione al Paleolitico / Mesolitico. Nel restante contesto, tutti gli altri ritrovamenti, sembrano rispecchiare più zone di passaggio che stazionamenti veri e propri.
L’area del Dosso non si è rivelata zona propizia per l’individuazione di possibili insediamenti. Infatti, vi è stato individuato un solo sito e l’industria litica raccolta, purtroppo, non è inquadrabile in modo definitivo, ma si può affermare con certezza che essa non appartenga ad una fase preistorica e proporre, in via del tutto ipotetica, che sia stata interessata da frequentazione in epoca protostorica (Neolitico medio - Età del Bronzo).
Infine, anche per i siti di Campo Manderiolo non è stato possibile sbilanciarsi su un’attribuzione cronologica, visto l’esiguo numero di manufatti raccolti.

Porta Manazzo

 

Marta Dalle Molle